Il tema che attraversa T*Danse 2025 è un confronto, una tensione, un dialogo: Forza versus Grazia. Non come opposizione assoluta, ma come spazio di interrogazione.
In un tempo che misura il valore nella forza come brutalità e aggressione, noi opponiamo la forza dell’essere.
Essere forti non significa imporre, ma determinarsi: riconoscersi come corpi che resistono, che immaginano, che creano legami.
“Ogni atto di creazione è prima di tutto un atto di resistenza.” (Gilles Deleuze, parafrasando Picasso). E allora creare, danzare, performare, mettersi in relazione, è resistere.
È stare, quando tutto invita a fuggire o a combattere poteri autoritari con le loro stesse armi di distruzione. Essere forti è scegliere la grazia come medium.
Perché la grazia non è sintomo di debolezza, ma un’altra forma di potenza. È la possibilità di affermare la bellezza come valore imprescindibile, non come ornamento, ma come condizione necessaria dell’esistenza. È il coraggio di sottrarsi alla logica della sopraffazione, per dare spazio a un modo diverso di abitare il mondo, in ascolto, in apertura, in movimento.
Il festival diventa allora lo spazio in cui questa visione prende forma: luogo di incontro e di espressione, di resistenza e meraviglia, di intensità creativa.
Uno spazio dove la grazia diventa un invito, possibilità di futuro, promessa che ci riguarda tutti.
Questa edizione è attraversata da proposte che non cercano una sintesi tra forza e grazia, ma ne fanno esperienza viva, in bilico: una linea tesa, una soglia da abitare.
In un momento storico così complesso, per molti drammatico, per noi è significativo porre al centro della nostra visione di festival l’urgenza di attestare l’esistenza come diritto primario: un’esistenza che si afferma secondo le proprie regole, nella propria autodeterminazione. Con Gaza nel cuore, dedichiamo questa edizione al popolo palestinese e dichiariamo con forza il nostro sconcerto di fronte al genocidio che sta accadendo sotto gli occhi di tutti noi. La bellezza è la risposta che in questo luogo sentiamo di poter contrapporre alla barbarie e alle atrocità che gli innocenti continuano a soffrire ingiustamente. “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni, ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei” (Albert Camus, L’uomo in rivolta).
Marco Chenevier, Alessia Pinto, Francesca d’Apolito, Andrea Pagnes (VestAndPage)